Verso dove orientare gli sforzi progettuali, dunque?
Il contenuto di qualità resta importante: per quanto i richiami al risparmio possano essere efficaci, un insegnante tenderà sempre a scegliere per la propria classe il testo che ritiene
migliore per l'offerta formativa di cui è responsabile. Epperò è il concetto stesso di migliore che va cambiando: non basta più che il contenuto intrinseco di un testo sia buono,
occorre che quel contenuto, nel suo packaging digitale, sia in grado di integrarsi e interagire con l'atto dell'insegnare e dell'apprendere, fatto di iterazioni che ricomprendono, materiali esterni al testo stesso, provenienti dall'insegnante, dagli studenti, dalla comunità di apprendimento, dalla rete.
Da questa prospettiva è possibile dar vita a sperimentazioni che abbiano realmente un senso, molte delle quali in atto nel mondo anglosassone.
Qualcuno (
Taylor & Francis) propone di interpretare il litro di scuola elettronico come "sito", in cui trovano spazio contenuti aggiuntivi di vario genere e tool interattivi: una sorta di assemblaggio di oggetti didattici resi disponibili in un repository, che gli insegnanti possono prelevare e riadattare per i loro specifici corsi.
Altro esperimento interessante, sul versante dei
modelli di business, è quello condotto dalla
University of Phoenix:
è l'università stessa a comprare dagli editori i materiali (digitali) per i suoi corsi, e il costo degli stessi è ricompreso nella retta universitaria pagata dagli studenti. In questo modo gli studenti non dovranno spendere altri soldi per libri scolastici, mentre gli editori massimizzano il risultato di avere un tasso di adozione del 100%, al posto del 30% che di fatto hanno con le tradizionali formule di vendita (a causa di libri usati e fotocopie).
Lo stesso potrebbero fare le varie piattaforme di LMS (
Learning Management System), evolvendo il loro ruolo da pura infrastruttura di rete e applicazione di apprendimento a distanza, a quello di piattaforma di offerta di contenuti integrati. In questa direzione va l'accordo tra
Blackboard e McGraw-Hill Connect, ad esempio.
Insomma, se è vero che non ci sono ancora soluzioni standard, è però chiaro che il mercato scolastico va decisamente nella direzione di contenuti interattivi supportati da strumenti efficienti (le piattaforme) in grado di gestirli, semplicemente perché è questo il principale vantaggio del digitale rispetto alla carta.
Non mancano esperimenti che, ispirandosi a quanto accaduto nel software, vanno nella direzione dell'Open Source per quanto riguarda i contenuti: disponibili per tutti, gratuiti o a pagamento in dipendenza del formato di fruizione scelto: si veda per tutti il
California Open Source Textbook Project (COSTP), fondato e diretto da
Sanford Forte che proprio a Rimini ha presentato
Flatworld Knowledge, impresa che da quella esperienza è nata. O l'accordo tra la piattaforma di fruizione interattiva
DynamicBooks (MacMillan) e College Open Textbooks, dove l'editore, in cambio dell'adozione della sua piattaforma, offre un servizio di
peer revision dei materiali di pubblico dominio e open source disponibili in rete per favorirne una migliore selezione qualitativa.
More recently, Macmillan DynamicBooks and College Open Textbooks announced an agreement in which College Open Textbooks will facilitate identifying high-quality, peer-reviewed open textbook titles to be offered on the DynamicBooks online interactive textbook platform.