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EBOOK TREND WEEKLY
n.7
Like Il futuro dei libri di scuola on Facebook
Introduzione
Loreto, 21 marzo 2011

Una piccola nota di servizio, prima di tuffarmi con voi in un argomento che trovo, personalmente, affascinante, quello del futuro dei libri scolastici: nel sito di Ebook Lab Italia sono state raccolte, pubblicate e rese disponibili gratuitamente tutte le slides di tutte le presentazioni dell'edizione 2011. Presto lo saranno anche le riprese video integrali di tutti gli interventi (discussioni incluse).

Chi ha partecipato a Ebook Lab Italia 2011 avrà così modo di ritrovare in rete i materiali della conference-exhibition riminese. Chi non vi ha partecipato potrà aggiungersi alla conversazione sui temi che più trova interessanti, tra tutti quelli che a Rimini sono stati trattati. Nel frattempo posso anticiparvi che la data di Ebook Lab Italia 2012 (probabilmente dall'1 al 3 marzo 2012) verrà confermata definitivamente entro questa settimana, stay tuned.

Adesso, però, coraggio: andiamo a scuola.
Antonio Tombolini
 
Sì, c'è la legge, ma vedrai, non succederà niente...
Maria Stella Gelmini, Ministro, MIUR
Era questo il mood prevalente tra editori ed addetti ai lavori della scuola, fino a prima di Ebook Lab Italia: tanto rumore per nulla. Il ministero sembrava aver reso obbligatorio il passaggio agli ebook dal prossimo anno scolastico, ma in realtà, con l'invenzione dei libri misti, gli editori hanno per ora salvato capra e cavoli: si toglie un pezzetto dal libro di carta (o se proprio si vuole strafare se ne crea un pezzetto nuovo), lo si mette on line per il download, et voilà, ecco fatto il libro misto, avanti si vada.

Senonché - si interpreti la cosa come buona o cattiva notizia - la notizia c'è: la transizione al digitale dell'editoria non è un fenomeno settoriale, che possa avvenire per i romanzi sì e per i libri di scuola no. Esso investe l'editoria per intero, rivoluzionando tutto ciò che ha a che fare con lo scrivere e col leggere, compreso lo studiare. Sempre più persone scoprono che è sempre più possibile comprare sempre più libri in formato elettronico a prezzi più convenienti e in maniera sempre più comoda. E queste persone pretendono che la stessa cosa sia possibile per tutte le cose che leggono, dal romanzo alla rivista, dal quotidiano al libro scolastico. Tra queste persone ci sono anche gli studenti, le loro famiglie, i docenti. Non c'è niente da fare: a dispetto di tutti gli irenismi, secondo me, la questione libri scolastici digitali sta già esplodendo, e sarà bene farci i conti per tempo.

Il primo passo è capire di cosa stiamo parlando. Apparentemente infatti quel poco c'è è tutto e solo nella direzione della trasposizione dei tradizionali libri scolastici al formato elettronico, rendendoli disponibili per il download (per di più, a volte, disponibile solo se hai già comprato il libro di carta!).
Ecco, se c'è una cosa chiara a parlare di digitale nella scuola, è questa: il passaggio agli ebook è agognato da molti per ridurre costi e peso degli zaini, e questo è sacrosanto, e sarebbe già di per sé solo meritorio; ma gli studenti, che in ultima istanza sono quelli che devono usarli, vogliono di più. O meglio, quando si parla di scuola vogliono almeno quello che possono già fare coi libri di scuola: segnare una pagine, evidenziare un testo, annotare un passaggio e scambiarsi le note, creare riferimenti a materiali esterni al manuale che stanno studiando.
Per non parlare di quanto multimedialità e interattività (e più si scende ai livelli di base della scuola primaria e più questo è vero) divengono ingredienti essenziali della ricetta scolastica ai tempi della rete.

Resta, anche solo in digitale, l'utilità del manualone di solo testo, in nero, di diritto commerciale, perché no: ma in quanto, appunto, libro di reference, più che come strumento didattico di apprendimento. L'insegnamento e l'apprendimento, invece, saranno sempre più (come già nei casi migliori sono) un mix di testi redatti da autori professionali e pubblicati da editori, integrati da materiali prodotti dagli insegnanti e dagli studenti, e da tutto quello che circola incessantemente in rete.
 
 
Editori e scuola, verso dove?
Textbooks
Verso dove orientare gli sforzi progettuali, dunque?

Il contenuto di qualità resta importante: per quanto i richiami al risparmio possano essere efficaci, un insegnante tenderà sempre a scegliere per la propria classe il testo che ritiene migliore per l'offerta formativa di cui è responsabile. Epperò è il concetto stesso di migliore che va cambiando: non basta più che il contenuto intrinseco di un testo sia buono, occorre che quel contenuto, nel suo packaging digitale, sia in grado di integrarsi e interagire con l'atto dell'insegnare e dell'apprendere, fatto di iterazioni che ricomprendono, materiali esterni al testo stesso, provenienti dall'insegnante, dagli studenti, dalla comunità di apprendimento, dalla rete.

Da questa prospettiva è possibile dar vita a sperimentazioni che abbiano realmente un senso, molte delle quali in atto nel mondo anglosassone.

Qualcuno (Taylor & Francis) propone di interpretare il litro di scuola elettronico come "sito", in cui trovano spazio contenuti aggiuntivi di vario genere e tool interattivi: una sorta di assemblaggio di oggetti didattici resi disponibili in un repository, che gli insegnanti possono prelevare e riadattare per i loro specifici corsi.

Altro esperimento interessante, sul versante dei modelli di business, è quello condotto dalla University of Phoenix: è l'università stessa a comprare dagli editori i materiali (digitali) per i suoi corsi, e il costo degli stessi è ricompreso nella retta universitaria pagata dagli studenti. In questo modo gli studenti non dovranno spendere altri soldi per libri scolastici, mentre gli editori massimizzano il risultato di avere un tasso di adozione del 100%, al posto del 30% che di fatto hanno con le tradizionali formule di vendita (a causa di libri usati e fotocopie).

Lo stesso potrebbero fare le varie piattaforme di LMS (Learning Management System), evolvendo il loro ruolo da pura infrastruttura di rete e applicazione di apprendimento a distanza, a quello di piattaforma di offerta di contenuti integrati. In questa direzione va l'accordo tra Blackboard e McGraw-Hill Connect, ad esempio.

Insomma, se è vero che non ci sono ancora soluzioni standard, è però chiaro che il mercato scolastico va decisamente nella direzione di contenuti interattivi supportati da strumenti efficienti (le piattaforme) in grado di gestirli, semplicemente perché è questo il principale vantaggio del digitale rispetto alla carta.

Non mancano esperimenti che, ispirandosi a quanto accaduto nel software, vanno nella direzione dell'Open Source per quanto riguarda i contenuti: disponibili per tutti, gratuiti o a pagamento in dipendenza del formato di fruizione scelto: si veda per tutti il California Open Source Textbook Project (COSTP), fondato e diretto da Sanford Forte che proprio a Rimini ha presentato Flatworld Knowledge, impresa che da quella esperienza è nata. O l'accordo tra la piattaforma di fruizione interattiva DynamicBooks (MacMillan) e College Open Textbooks, dove l'editore, in cambio dell'adozione della sua piattaforma, offre un servizio di peer revision dei materiali di pubblico dominio e open source disponibili in rete per favorirne una migliore selezione qualitativa.


More recently, Macmillan DynamicBooks and College Open Textbooks announced an agreement in which College Open Textbooks will facilitate identifying high-quality, peer-reviewed open textbook titles to be offered on the DynamicBooks online interactive textbook platform.
 
 
Chi garantisce cosa?
Accanto e in parallelo ad ogni sperimentazione, tuttavia, occorrerà attrezzarsi per rispondere (e anche qui: sperimentare) un qualche sensato approccio alla questione della validazione di contenuti, format e piattaforme didattiche per la scuola.

La transizione al digitale farà certo esplodere la logica delle adozioni (logica che mostra già ora segni di cedimento, con l'ampio e crescente ricorso a materiali autoprodotti, tanto per dirne una). Questo però non cancella l'esigenza di cercare risposte al problema della validazione di una mole di contenuti  e di modalità di fruizione che - proprio in quanto digitali e in rete - può essere considerata potenzialmente infinita.

Editori, insegnanti, autorità governative, ma anche studenti e famiglie. E un soggetto cui in Italia non siamo abituati a vedere in un ruolo attivo, come accade invece negli USA: la biblioteca della scuola, o dell'università, col suo personale specializzato a gestirla, direttamente coinvolto, con tutti gli altri insegnanti, alle dinamiche dell'insegnamento.
Anche su questo fronte sarebbe interessante sperimentare forme di interazione tra tutti questi soggetti perché vengano sperimentate e individuate modalità di valutazione e selezione partecipata.
 
Post Scriptum
Ricordo a tutti che le discussioni del dopo-Rimini, comprese quelle sulla scuola, sono già riprese nel gruppo aperto per Ebook Lab Italia, basta iscriversi per partecipare. Da quelle discussioni, tra l'altro, col coinvolgimento dei partecipanti, inizieremo presto a definire il programma dell'edizione 2012, la cui evoluzione è possibile seguire iscrivendosi alla Newsletter di Ebook Lab Italia.
   
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